DIRE NO AL TAGLIO DELLE REMIGANTI

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Oggi parleremo di un tema ornitologico molto controverso, di cui ancora c’è poca corretta informazione, ovvero la discussa pratica sul taglio delle remiganti di uccelli domestici al fine di limitarne il volo. In diversi allevamenti esteri è una pratica molto gettonata e non viene vista come un maltrattamento o un abuso, ma come un modo per non far scappare il pappagallino dalla finestra o per “proteggerlo dai pericoli esterni e domestici”, con grande consenso da parte della clientela. Anche in Italia ci sono alcuni casi in cui si trovano, presso allevatori o negozi, animali con le remiganti recise e quindi incapaci di volare, venduti come animali dal carattere più mansueto a cifre più elevate rispetto ai pappagalli con il piumaggio completo e il carattere più “selvatico”. Ma questi tagli, che cosa causano all’uccellino a livello fisico e psicologico?

Per rispondere a queste fondamentali domande sul tema abbiamo interrogato il Dr. Luca Re, veterinario attivo a Milano nell’Ambulatorio Veterinario Santa Rita, specializzato in medicina e chirurgia di cani,gatti e nuovi animali da compagnia tra cui conigli,roditori,uccelli e rettili.

Cerchiamo quindi di fare luce sull’argomento, partendo con l’intervista gentilmente concessami dal Dr. Luca.

Per prima cosa chiariamo cosa sono le remiganti. In tutti gli uccelli, le grandi penne delle ali destinate al volo, si chiamano remiganti e si distinguono in primarie e secondarie, come è possibile vedere dall’immagine sottostante:

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Dr. Luca, che cosa comporta il taglio delle remiganti e come si fa? È una pratica dolorosa per il pappagallino?

La questione del taglio delle remiganti è un tema che già ampiamente discusso, una pratica a cui io sono fortemente contrario.

Il taglio delle remiganti consiste nella recisione tramite forbici delle suddette penne non vascolarizzate. Rimane comunque qualcosa che non va fatto da soli ma solo da una persona esperta e competente quale è, ad esempio, il veterinario aviario. Se il taglio viene fatto con correttezza, l’animale non sente dolore fisico, sebbene possa comunque causare dei problemi nel momento in cui i calami ricominciano a crescere e possono provocare irritazione all’epidermide.

Questo dipende anche da come e quanto si taglia poiché ci sono diverse tecniche che prevedono il taglio delle remiganti primarie o di quelle secondarie, attuato su entrambe le ali o su una sola. In particolare, in quest’ultimo caso, non solo causa al pappagallo ansia e insicurezza, ma gli permette di avere un controllo molto limitato dei movimenti, e, nel tentativo di volare, potrebbe roteare su se stesso, andando incontro a uno scompenso.

Il pappagallo a cui vengono recise le remiganti può solo planare o volare in senso longitudinale e non in altezza, comunque lo rende incapace di percorrere lunghe distanze.

Tagliare le remiganti ad un uccellino equivale a prendere un cane e dire «adesso non puoi più correre» o prendere un bambino e lasciarlo legato ad una sedia.

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Calopsite che subisce il taglio (immagine tratta dal web)

Si può parlare quindi di “mutilazione” o di “disabilità forzata” in questi casi?

Si, assolutamente. Per loro il volo rappresenta una via di fuga, un modo per non sentirsi perennemente alla mercé dei pericoli, come invece accadrebbe qualora dovessero essere costretti a camminare a terra. Questa incapacità sicuramente li porta ad avere un forte senso di stress e frustrazione.

Quali sono stati i casi in cui è stato praticato il taglio?

C’è chi, nel mio campo, alla domanda del proprietario dell’animale, acconsente al taglio e lo fa, ma in linea generale difficilmente ci sono colleghi disposti ad eseguirlo. Ci sono stati dei casi rari ed estremamente particolari in cui il taglio è stato praticato ai pappagalli su richiesta di chi voleva abituare e gestire l’animale all’aperto per fargli apprendere in un secondo tempo il volo libero e principalmente per evitargli fughe improvvise in caso di spaventi. Essendo animali che ragionano da “prede”, qualsiasi rumore può spaventarli e spingerli a scappare, compreso un piccione in volo o una cornacchia. Le fughe di cui parliamo, tuttavia, rappresentano sempre un rischio. Ad esempio, un pappagallo con le remiganti tagliate, dopo pochi vani tentativi, difficilmente proverà di nuovo a volare, fino a che, con nostra sorpresa, potrebbe riuscirci all’improvviso a seguito di una anche pur minima crescita delle penne: cosa che il pappagallo sente e che gli permette una rinnovata presa di confidenza nelle proprie capacità.

Quello di abituare un pappagallo al volo in esterno, ad esempio in aperta campagna (quindi un posto non trafficato e lontano dai pericoli), è un discorso più ampio che ha a che fare con il training e una grandissima fiducia nelle proprie capacità di addestratori e di quelle di apprendimento del pappagallo, in particolare dell’esercizio del recall, quindi della capacità di tornare dal proprietario a seguito del richiamo sonoro. Un salto nel vuoto, quello del volo libero, che comporta sempre il rischio per il pappagallo di spaventarsi e smarrirsi. È un qualcosa a cui il trainer deve essere sempre consapevole. Piuttosto, per portare il pappagallo in esterno in sicurezza, è molto meglio fare un corretto uso della pettorina oppure spostare la voliera in giardino poichè il sole, come è noto, fa molto bene all’organismo degli uccelli.

Vi sono delle patologie che possono insorgere a lungo termine inerenti all’incapacità di volo?

L’uccello è fatto per volare! Il volo rinforza la muscolatura e il sistema respiratorio, ma anche la circolazione: tutto l’organismo ne trae giovamento, per loro volare è come per noi fare attività fisica, qualsiasi medico inciterebbe al movimento, la stessa cosa vale per i pappagalli.

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Il taglio delle remiganti è una pratica illegale?

No, non è qualcosa di illegale, fino a che non verrà riconosciuto come “maltrattamento”, per cui allora si che sarà possibile chiamare le forze di polizia. Sul taglio delle remiganti la legge è ancora molto indietro.

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In generale, in Italia siamo indietro con la tutela per gli animali, ci sono ad esempio situazioni in cui, nelle Expo di cani di razza, tra i vincitori ci sono esemplari che presentano orecchie o code recise. Queste sono mutilazioni a tutti gli effetti, che corrispondono a maltrattamento: è inammissibile far vincere animali mutilati perché qui si tratta di illegalità.

C’è ancora molto da fare, purtroppo ancora oggi più un animale è piccolo e meno è considerato, ancor più se il suo valore commerciale è basso. La morte di un uccellino fa poco rumore rispetto alla morte di un elefante ma si tratta pur sempre di una vita che si spegne.

Ricordiamo che il pappagallo per avere una vita sana e volta al benessere, ha la necessità di poter apprendere ed usufruire delle proprie abilità di volo così come la sua natura vuole.

 

Purtroppo ancora oggi è possibile trovare negozi di animali o alcuni allevatori che vendono pappagalli indicati come “docili” o “allevati a mano” quando in realtà sono soltanto animali invalidati dal taglio delle penne e che, incapaci di fuggire, non possono opporsi alla presa e al contatto forzato.

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Per garantire sicurezza all’animale all’interno dell’ambiente domestico, bisogna fare in modo di avere a disposizione uno spazio “a misura di pappagallo”, privo dei pericoli di cui abbiamo già parlato più volte negli scorsi articoli. Il taglio delle penne è una scusa che provoca danni fisici e psicologici all’animale, un atto di egoismo che denota l’incapacità di una persona nella corretta gestione e, soprattutto, una mancanza di rispetto verso quella che è la natura dell’animale.
Decidete di portare nelle vostre vite un volatile? Rispettatelo, altrimenti scegliete un altro animale.

Solo con rinforzi positivi, pazienza e affetto si può insegnare al pappagallo ad avere fiducia nei confronti del proprietario e a creare un legame equilibrato.

Elena Bello

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