Curiosità sulla cocorita

 

In questa sezione si parlerà dell’ondulato in senso collaterale rispetto all’allevamento, in quanto presenza, più o meno forte, all’interno di opere d’arte, scene filmiche, scatti fotografici d’autore e altre espressioni artistiche.

14/12/2017

Ma prima un po’ di storia…

La storia del pappagallino ondulato o “cocorita” si perde nel tempo. Scoperto da alcuni esploratori europei solo nel 1789, fu classificato dai naturalisti Nodder e Shaw con il nome latino “Melopsittacus undulatus“. Melopsittacus dal greco significa “dalla voce di miele/melodiosa”, infatti tra i pappagalli è quello che ha una variabilità di linguaggio di suoni più dolci. Undulatus, invece è un termine latino e sta ad indicare le ondulature caratteristiche del piumaggio ancestrale. Alcuni ritengono che il nome australiano originale fosse Becce riga ovvero “dal buon sapore”, perché gli aborigeni del luogo se ne cibavano. Da qui il nome inglese Budgerigar.

Bisognerà attendere fino al 1831 per poter vedere nel museo della Linnaean Society il primo esemplare di pappagallino ondulato impagliato, mentre i primi esemplari viventi (da cattura) furono importati in Gran Bretagna solo nel 1840 a opera del naturalista ed esploratore inglese John Gould di ritorno dopo una spedizione nel continente australiano. Da allora furono inviate diverse spedizioni a scopo di cattura, che avveniva con le reti e con il vischio. Catturati migliaia di esemplari e trasportati in condizioni precarie, questi pappagallini si diffusero prima in Inghilterra e poi nel resto dell’Europa e del Mondo. Una volta comprese le tecniche di gestione e di riproduzione di questi animali, intorno alla metà degli anni Cinquanta dell’Ottocento, vennero allevati in cattività a migliaia. Da allora, per le caratteristiche proprie della specie (dalla bellissima colorazione, la piccola taglia, la spiccata vivacità e la loro capacità alla parola), si posizionarono immediatamente tra la vetta degli uccelli da gabbia e da voliera più apprezzati per la compagnia, diffondendosi ed entrando rapidamente nei salotti delle dimore private, ma anche nei cuori delle persone. Dagli anni Settanta dell’Ottocento in avanti iniziarono le prime selezioni di colore: dal verde ancestrale, al giallo, al blu e altre varietà di piumaggio più moderne (attualmente se ne contano a centinaia).

IL PAPPAGALLINO ONDULATO NELLA PITTURA

In campo artistico, generalmente, il pappagallino ondulato si lega saldamente al suo ruolo di animale domestico. Nell’arte, esso si accompagna a giovinette e bellissime donne che, tra giardini e salotti borghesi si godono momenti di tranquillità domestica sul sofà, preferibilmente con un buon libro, in momenti di intima dolcezza o in atto di contemplazione dei loro pappagalli. Si nota fin da subito quanto può essere stretto il legame uomo-animale dall’entusiasmo e dalla relazione dei pappagallini con le protagoniste delle opere qui proposte.

La figura del pappagallo, simbolicamente, fa riferimento alle sue grandi capacità comunicative – talvolta anche civettuole – e di intrattenimento, ma anche di riflessione sul rapporto amoroso. Era pratica comune infatti, nel corso del Settecento e dell’Ottocento, che l’amato facesse dono di un uccellino da gabbia alla propria innamorata, come pegno d’amore. Costei avrebbe poi avuto il compito di prendersi cura dell’uccellino in quanto metafora della dedizione e dell’impegno per mantenere vivace e salubre il rapporto amoroso che la legava al compagno, specie per quegli amori clandestini e a distanza. Non era dunque difficile associare la gaiezza canora dell’uccellino in salute ad un’atmosfera frizzante e primaverile e, di contro, quale tragedia e lutto colpiva il cuore delle fanciulle alla morte del piccolo volatile! Un’usanza questa ben testimoniata da una lunga e appassionata critica che Denis Diderot (1713-1784) fa al dipinto La jeune fille qui pleure son oiseau mort dell’artista Jean-Baptiste Greuze, presente al Salon parigino del 1765.

7566708916_54ff5c0e8b_c Emile Friant, The Familiar Birds, 1921


67aba4976dd605668fa76f172f6762e4--beautiful-birds-book-artLouis Buisseret, Lady with Parrot, 1923


Renoir_woman_with_a_parrot_1871Pierre-Auguste Renoir, Woman with Parrot (La Femme à la perruche), 1871


Wilhelm_Heinrich_Schlesinger_-_Mädchen_mit_PapageienWilhelm Heinrich Schlesinger, Mädchen mit Papageien, XIX secolo

La convivenza tra specie diverse di pappagalli non sempre va a buon fine, anche nell’arte ecco un’opera che testimonia un’inamicizia tra un agapornis (a sinistra) e un pappagallino ondulato (a destra) in posa minacciosa, facilmente riconoscibile dal disegno ondulato nero sulle ali.


 

a-little-coaxingAllan R. Banks, A Little Coaxing, 1948


6078##SSir Edward John Poynter, The Hon. Violet Monckton,1899


1058Charles Edouard Edmond Delort, A Voluptuous Smoke, XIX secolo


0630909a537700ab204766b199a706fdFrédéric-Pierre Tschaggeny, Young woman with parrot, 1872

In quest’opera elegante e raffinata, sebbene il piumaggio del pappagallino risulti essere scuro e poco corretto dal punto di vista della pigmentazione, non vi sono dubbi sulla specie di appartenenza: sul becco del volatile è infatti possibile distinguere molto bene la cera nasale, tipica della specie, di colore blu intenso.


c2faeaa46c0ee285974d640870dba0db--the-birdcage-todays-birthday  Frederick Carl Frieseke, The Bird Cage, 1910 ca.


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Henri Matisse, Interior, flowers and parakeets, 1924. Dettaglio.

Matisse era uno tra gli artisti più affezionati al mondo dell’ornitologia, agli stesso ebbe innumerevoli esemplari di uccelli ornamentali, famose sono infatti le foto che lo ritraggono assieme alle sue tortore e a specie più esotiche e ricercate.


Capture_d%u2019écran_2017-01-18_à_01.51.45Kees van Dongen, La perruche (Parakeet), 1910


3f77e8285dc77c8bc06b10f8d618cbbdTheodor Schröder, Fruit still life with budgerigar, XIX secolo


Unknown (French), Parakeet and Pomegranate 19th centuryArtista sconosciuto (prob. scuola francese), Parrocchetto e melagrana, XIX secolo

L’animale, messo in relazione con il frutto della melagrana, richiama l’esotismo, la ricchezza e l’abbondanza, intesa anche come simbolo di prosperità e fecondità. 


 

Adolfo Belimbau - The LovebirdsCamille Cabaillot Lassalle, At The Bird-sellers, 1873

Questa è un’opera dal soggetto piuttosto raro in pittura: il momento della scelta degli animali in luoghi specializzati. Nella voliera a destra, dal classico piumaggio verde brillante, è possibile distinguere il pappagallino ondulato in volo.


white+parakeetCarlo Russo, White Parakeet, 2012


65aa6d00ae04f5a061d29126d6a74df1Marie Cecile Thijs, Citrus & Parkiet, 2014


Kelly Carmody, Parakeet with Water 2, 2014

ILLUSTRAZIONI NATURALISTICHE

neville-henry-pennington-cayley-pair-of-green-budgerigarsNeville Cayley, Pair of Green Budgerigars, 1896

nla-obj-135630495-1Neville Cayley, Budgerigar (Melopsittacus undulatus), 1930 ca. (National Library of Australia)

91w3B39eMMLNeville Cayley, A fine type of budgerigar, in his book “Budgerigars in Bush and Aviary Hardcover“, 1935


Dal 1940 in poi, la Budgerigar Society iniziò a commissionare agli artisti illustrazioni volte a rappresentare uno “standard ideale” della specie da loro prefissato,  in modo che gli allevatori potessero avere delle linee-guida visive da seguire per far riprodurre gli animali, inseguendo un modello ideale di bellezza.

Questo periodo per il Regno Unito fu un’epoca d’oro per l’ornitologia, poichè era un hobby che incideva poco sull’economia dei nuovi allevatori, gli uccelli erano sani, vigorosi, fertili e longevi e, inoltre, la Budgerigar Society vantava oltre 40.000 membri.

Lo studio della genetica e delle leggi mendeliane applicate sul pappagallino ondulato diedero presto i risultati: molti allevatori e soci, esaltati dalla conquista di nuove mutazioni di colore, puntarono a obiettivi sempre più ambiziosi. Ci si aspettava di ottenere uccelli dalla buona postura e con una forma del corpo bilanciata ed armoniosa. Già a quel tempo vi era la mentalità “bigger is better” – più grande è meglio -, così, era già al lavoro una fetta di allevatori che iniziarono a piantare i semi della selezione dell’ondulato a piuma lunga e dalla corporatura robusta (ovvero inglese/ di forma e posizione).

R.A.Vowles – un celebre artista del periodo – dipinse una serie di tavole dedicate agli “uccelli standard ideali” negli anni ’40, ’50 e ’60 – combinando le migliori caratteristiche dei veri campioni visti nelle esposizioni ornitologiche per elaborare immagini di esemplari senza difetti estetici e che corrispondessero perfettamente alle rigide regole dello standard indicato dall’associazione (un po’ come fece il pittore Zeusi per la sua ricerca volta alla raffigurazione di Elena di Troia, icona della bellezza ideale femminile, scegliendo le cinque più belle fanciulle di Crotone e prendendo da ciascuna solo gli aspetti migliori dei loro corpi per arrivare a dipingere una sola donna perfetta).

light-green-cock-lrR.A.Vowles, Light Green Cock, 1951

grey-cock-grey-green-hen-lrR.A.Vowles, Grey Cock & Grey Green Hen, 1951

skyblue-cock-lr R.A. Vowles, Sky Blue Male, 1951

violet-cock-cobalt-hen-lrR.A.Vowles, Violet Cock and Cobalt Hen, 1951

opaline-blue-hen-opaline-lt-green-cock-lrR.A. Vowles, Opaline Blue Hen & Opaline Light Green Cock, 1951

lutino-cock-lrR.A.Vowles, Lutino Cock, 1951

FILM: COCORITE E CINEMA

  • INKO COLORS

    Amatissimo anche in Giappone come animale pet, il pappagallino ondulato ha trovato posto in questo dolcissimo Anime giapponese indipendente creato da Mine Ichi nel 2017.
    L’unico episodio visibile è il seguente, in lingua originale, con sottotitoli in inglese:

Buona visione!


  • BARBARELLA

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Il film “Barbarella” del 1968 diretto da Roger Vadim, di produzione italo-francese realizzata da Dino De Laurentiis, è tratto dall’omonimo fumetto di Jean-Claude Forest, adattato dal regista assieme al contributo di Terry Southern.

Tratto dal fumetto originale, il film si concentra sulla figura della bellissima eroina Barbarella e sulle sue numerose avventure ambientate nel futuro 40.000 A.D., riuscendo in maniera spiritosa e piacevole a coniugare fantascienza ed erotismo con uno stile tra il pop e il glamour. Fra gli interpreti secondari sono da citare almeno Ugo Tognazzi nel ruolo di Mark Hand e John Phillip Law nel ruolo dell’angelo cieco Pygar, inseparabile amico di Barbarella.
All’interno del film, tra mille avventure con scenografie al limite dell’onirico, riferimenti artistici colti (es. i grandi pannelli in una cabina di comando che mostrano “Una domenica pomeriggio alla Grande Jatte” di Paul Signac) e momenti di simpatia, vi è una curiosa sequenza che ci tocca da vicino in cui Barbarella (interpretata da Jane Fonda) viene catturata e costretta ad entrare in una cupola trasparente al cui interno arrivano in volo, uno ad uno, spaventosissimi … uccellini multicolore e, tra questi, distinguiamo immediatamente numerosi esemplari di ondulati!

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Inizialmente, all’arrivo dei primi uccellini, anche la nostra Barbarella sembra piacevolmente meravigliata ma, decine dopo decine, ecco che anche le più docili creature diventano in grado di suscitare emozioni negative.

 

 

Il tutto tenta di destare il scompiglio nella mente dello spettatore: l’attrice mostra chiaramente espressioni di paura e ansia nel vedersi volare addosso tutti quegli animali. Dolore e terrore sono comunque turbamenti che mal si accompagnano a uccellini del genere, per questo la situazione rimane poco credibile, specie per chi conosce bene il comportamento pacifico e talvolta timoroso di questi animali. La scena è un crescendo di tensione fin quando, oramai invasa tutta la cupola di uccelli, alla protagonista non rimane altro che gettarsi a terra e gridare aiuto nel tentativo di sfuggire allo stormo di pennuti strillanti (con tanto di eco per aumentare l’effetto caos). Trucchi di scena che simulano la fuoriuscita di sangue dalla pelle causati da “attacchi” a suon di beccate  accrescono l’effetto drammatico aggiungendo un po’ di colore. Al termine della scena, mentre Barbarella rimane stesa a terra, graziosi pappagallini ondulati di diverse mutazioni le si posano sul corpo. Riuscite a distinguerne almeno alcune?

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Un sogno per alcuni, un incubo per altri.

Ebbene si, perché questa scena, che può apparire ridicola, tenta di far leva su una fobia che per diverse persone può risultare invece una faccenda fastidiosa e molto seria: l’ornitofobia.

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Il termine “ornitofobia” deriva dal greco “ornithos”= uccello e ”phobos”= paura), ovvero la paura persistente, irrazionale e ingiustificata degli uccelli.

Il timore che scaturisce per alcune persone alla vista (o alla percezione della presenza) di tali animali può essere dovuto alle piume, alle zampe o al becco del uccello, anche il solo rumore di sfarfallio delle ali può causare all’ornitofobico ansia o paura di essere attaccato da questi pennuti.

L’ornitofobia fu immortalata nella cultura popolare dal film “Birds“, diretto dal maestro del suspense, Alfred Hitchcock.

Come termina la suddetta scena di Barbarella? Tranquilli, la bella bionda si salva scivolando via attraverso una botola che si apre all’improvviso sotto di lei e prosegue in nuovi incontri e altre peripezie.

FRANCOBOLLI: OPERE D’ARTE IN MINIATURA

Anche attraverso i francobolli, applicati alla corrispondenza, si facilitò ben presto la diffusione di piccole illustrazioni che ritraevano questi simpatici psittacidi, così come i ritratti delle personalità legate alla storia dell’ondulato. Vediamone alcuni: dall’Australia alla Corea, dalla Bulgaria alla Nuova Zelanda, fino al Salvador.

 


18/12/2017

PAPPAGALLI DA GUINNES!

Il Guinness World Records è da sempre l’autorità mondiale per le imprese fuori dall’ordinario. E, in questo senso, non fa eccezione il pappagallino ondulato che, da gran parlatore, si è ben distinto per la sua grandissima abilità entrando a far parte nell’olimpo degli animali straordinari:

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[Da “Il Guinnes dei primati 1995“, Mondadori, Milano 1994]

Il primato di Puck venne mantenuto fino al 2004, anno della sua morte, in cui la nuova edizione del Giunness World Record ne fa menzione come “L’uccello vivente dal vocabolario più vasto“! In quell’anno Puck superò di gran lunga anche Prudle, una cenerina africana che, a confronto, conosceva “solo” 800 parole.

Attualmente il titolo di “Largest vocabulary for a bird – living” è stato aggiudicato a Oskar, un pappagallino ondulato che vive in Germania (Bad Oeynhausen) con la sua padrona Gabriela Danisch. Il suo vocabolario vanta ben 148 parole, accertate dal severo controllo dello Staff del Guinness prima della consegna del prestigioso premio, l’8 Settembre 2010 [Fonte: http://www.guinnessworldrecords.com].

©  Elena Bello